Ieri mi sono raccontato una favola

 

Da molti anni ormai raccolgo tutto ciò che trovo sul ciclismo, in particolare tutto ciò che si riferisce al periodo che va dal 1935, primo anno di professionismo di Bartali, al 1959, ultimo anno di attività di Coppi. Conservo tutto ciò che trovo: fotografie, ritagli di giornale, riviste, fotocopie, articoli, elenchi degli iscritti a varie gare, pubblicità, documenti, orrende copie da microfilm fatte presso l’emeroteca della Sormani a cinquecento lire al colpo e libri, libri di qualsiasi autore purchè parlino di ciclismo, di quel ciclismo là.

E poi leggo, leggo e critico, trovo gli errori, le imprecisioni, il pelo nell’uovo: una foto stampata alla rovescia, un corridore scambiato per un altro, una foto che porta una data mentre quella esatta è un’altra, una foto del Tour spacciata per una foto del Giro. Lo stesso accade anche con i numerosi filmati che ho conservato e catalogato dopo averli diligentemente "riversati" tutti su DVD.

Qualcuno può considerarlo maniacale ma mi piace.

Qualche tempo fa sfogliavo una delle riviste specializzate più accreditate e vidi una foto di Fiorenzo Magni. La didascalia recitava "…. Fiorenzo Magni con la mitica maglia della Wilier Triestina ….".

"Ma no! – sbottai ad alta voce – Come possono scrivere certe cose? Quale maglia della Wilier Triestina? Sì, c’è scritto in piccolo ‘Wilier Triestina’, ma la maglia è quella biancorossoverde della nazionale italiana al Tour de France. Questa foto è del 1950 ed è stata scattata dopo la vittoria di Magni nella tappa di Niort".

Mia moglie, che stava passando l’aspirapolvere, si fermò senza dire nulla ma, dall’espressione, intuii che, novantanove su cento, stava pensando: "Ahi, siamo già alla demenza senile".

Con i libri, quelli su Bartali, quelli su Coppi, quelli su Coppi e Bartali, capita invece di risentire più o meno le stesse storie. C’è chi vuole dimostrare che Coppi è stato il più forte e chi propugna il contrario; c’è chi raffronta Coppi e Merckx. Non me ne vogliano gli autori: salvo qualche raro caso, i libri mi piacciono tutti e solitamente "me li bevo in un solo sorso".

Qualche anno fa anch’io, nel mio piccolo, ho voluto fare una prova: ho preso tutti i piazzamenti di Gino e Fausto al Giro d’Italia ed al Tour de France ed ho assegnato i punteggi della formula 1 (che allora erano 10,6,4,3,2,1).

Ebbene? Ebbene, vinceva Bartali. E allora? Allora …. Niente …. Bisognerebbe riprovare con i punteggi attuali.

Pazzia? Mania? Demenza senile? Al vostro buon cuore ….

Ieri invece, sdraiato sul divano, ho voluto raccontare a me stesso, bambino di sessantadue anni, una bella favola.

Avete mai pensato a cosa sarebbe successo ai nostri due eroi se non ci fosse mai stata la guerra? E’ un giochino stimolante ed ognuno può raccontarsi la favola come la preferisce.

Vediamo un po’. La guerra si è portata via cinque Giri d’Italia (1941-1945) e sette Tour. Anzi, i Tour possono essere considerati nove perché a quello del 1939 gli italiani non poterono partecipare e a quello del 1947, quello vinto da Robic in maniera …. rocambolesca, inviammo solo corridori di secondo piano. Non furono disputati inoltre sette campionati del mondo (1939-1945) e qui, pur immaginando tanti circuiti-burletta tipo quello di Copenaghen 1949, quello del ’39 avrebbe potuto dare a Bartali quella maglia iridata che tanto avrebbe meritato: il circuito di Varese era stato ideato proprio per il venticinquenne Gino, duro e con tante salite. In condizioni normali non ce ne sarebbe stato per nessuno.

Jacques Goddet, storico "patron" del Tour, ebbe a dire una volta che, senza la guerra, Bartali avrebbe vinto dieci Tour. La cosa appare esagerata però, con un Gino tra i ventiquattro e i trentatre anni di età qualche Tour l’avrebbe certo portato a casa così come, penso, avrebbe potuto vincere anche qualche Giro d’Italia.

In un 1941 senza guerra e con un Coppi alla Legnano, un Coppi che doveva restituirgli qualche favore per gli aiuti ricevuti l’anno prima, quale altro corridore avrebbe potuto insidiare un Bartali ventisettenne?

E Coppi? Fausto avrebbe certamente avuto qualche difficoltà a ripetersi immediatamente al Giro per i motivi già espressi però la sua immensa classe l’avrebbe mantenuto in primissimo piano malgrado la giovane età e qualcuno di quelle cinque corse rosa se la sarebbe aggiudicata. Quei cinque Giri d’Italia se li sarebbero spartiti Fausto e Gino. Chi avrebbe potuto insidiarli? Magni era ancora troppo giovane e avrebbe dovuto pagare dazio in salita. Bini e Bizzi potevano essere pericolosi solo nelle corse in linea, così come il bell’Adolfo (Leoni). L’elegante e promettente Vito Ortelli era troppo fragile per corse di tre settimane.

Certamente Coppi non sarebbe rimasto alla Legnano oltre il 1941. Pagato il suo debito di riconoscenza con Gino, sarebbe subito passato ad un’altra casa che non avrebbe potuto essere che la Bianchi. La grande rivalità sarebbe scoppiata subito e non nel 1946, regalandoci quattro anni in più di splendide sfide, di polemiche, di discussioni, di passioni.

Fausto non avrebbe affrontato trentenne il suo primo Tour sia per motivi di rivalità sia per dovere verso i tifosi e verso la Bianchi. Avrebbe fatto fatica, Fausto, al primo approccio con la corsa francese, corsa dura, faticosissima che era, invece un perfetto vestito su misura per Gino. Ma poi anche Coppi avrebbe vinto il Tour, alla sua maniera, con la sua classe, magari dopo avere sopperito con alcune imprese delle sue a qualche fastidiosa ma probabilissima "cotta".

E il Record dell’Ora? Coppi l’avrebbe tentato magari un paio d’anni dopo ma con una eccellente preparazione, con materiali più validi, dopo avere studiato tutto a puntino, e avrebbe stabilito un primato storico.

E la "Sanremo"? E il "Lombardia"? E la pista?

A quel punto ho deciso di chiudere lì la bella favola che mi stavo raccontando, mi sono seduto, ho inforcato gli occhiali e mi sono messo a sfogliare una pubblicazione di qualche anno fa dedicata ai miti dello sport del ventesimo secolo.

"Ma no! Non è possibile! Questa foto di Coppi che passa davanti al ‘W Fausto’ scritto sulla neve è del 1953 e non del 1952." Mia moglie ha alzato gli occhi dal libro che stava leggendo e mi ha guardato in silenzio con quello sguardo che già altre volte avevo decifrato

 

 

2 aprile 2005